Archivio per la categoria 'Americani'

05
Mar
08

Non fanno male ad una mosca

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Senza parole.

22
Dic
07

Tanto esportano democrazia!

Chi mi conosce sa che difficilmente considero il popolo americano con una luce positiva, e chi ha anche letto queste pagine avrà avuto conferma di questo fatto.

Bene, se prima avevo un barlume di speranza in quel popolo, aumentata per altro negli ultimi tempi col fatto che pare che stiano capendo che la pena di morte non è un mezzo da mondo civile, beh… tale barlume s’è spento dopo che ho visto questo filmato:

(Many thanks to Renzo72)

Che dire… americani, benvenuti nell’era della comunicazione globale.

28
Ott
07

Che cosa è il genio?

Direttamente da questo articolo di repubblica.it:

 

Lei ha appena lanciato una campagna per spostare la sede dell’Onu da New York, cosa non le piace dell’America?
“Ogni volta che dobbiamo recarci alla Nazioni Unite, io o alcuni membri del mio governo veniamo umiliati dalle misure di sicurezza americane. L’ultima volta ci hanno impedito di atterrare al JFK con la scusa che c’era troppo traffico e siamo dovuti andare da un’altra parte perdendo un sacco di tempo. L’aereo presidenziale di un altro paese invitato dovrebbe avere la precedenza per ragioni di cortesia, no? Poi negano i visti ai ministri con mille scuse e sembra che si divertano a complicarci la vita. Oggi non abbiamo problemi con gli americani ma con il loro governo che attua una politica imperialista e agisce contro la libertà e la sovranità di altri popoli”.

E dove vorrebbe spostarla la sede delle Nazioni Unite?

Ride: “Facciamo così, mandiamo il Vaticano a New York e le Nazioni Unite a Roma. Credo che convenga anche a voi italiani”.

Saggezza infinita.

18
Set
07

Freedom of speech!

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Credo si commenti da solo. Faccio solo 2 puntualizzazioni:

1) Sul palco c’era il senatore Kerry, quello che era stato candidato alla presidenza degli Stati Uniti dai democratici e che, per esempio, ha votato a favore della guerra in Iraq

2) Gli Stati Uniti passano per essere il baluardo della libertà di opinione

15
Set
07

Funghi qua, funghi la…

Dal 1990 l’Italia dichiara di non essere un paese nuclearizzato.

Dal 1990 l’Italia ha aderito al trattato di non proliferazione nucleare.

Dal 1990 l’Italia vieta per legge la presenza di ordigni atomici nel suo territorio.

Nel 2007 si scopre che gli americani ci prendono per il culo: LINK

05
Giu
07

Tira veramente ‘na brutta aria…

All’epoca della guerra fredda non ero ancora nato. Ne ho visto solo la fine, ma ero piccolo nel 1989, quando a Berlino fu scritta una pagina fondamentale della storia, pagina che pagherei oro per poter vivere. Ieri sera stavo a tavola con i miei. Mentre mangiavamo, è passato un servizio che commentava le affermazioni di Putin riguardo ai missili sovietici. E m’è venuto spontaneo chiedere a mio padre “Erano questi i toni anche durante la crisi di Cuba?”. E nel dirlo ho provato una certa… paura se vogliamo.

Sono cresciuto in un paese in cui le centrali atomiche non ci sono, in cui non ci sono armi nucleari (se escludiamo quelle all’uranio impoverito e/o i missili statunitensi che sicuramente abbiamo in qualche base), in un periodo della storia che purtroppo non è passato esente da funghetti atomici qua e la, per quanto sott’acqua (i test francesi a Mururoa) o sotto terra (Corea del Nord). Tuttavia, sapere che forse, per colpa dei tutori dell’ordine globale, avrò un missile con la stella rossa puntato sulla testa mi ha dato da pensare. E se vogliamo, mi ha spaventato anche un bel po. La cosa se vogliamo ha anche un risvolto buffo, considerando che dovrei essere più impaurito a prendere l’autobus o la metro, di questi tempi.

Sarà che, nonostante tutto quello che ho detto prima, è da quando che sono piccolo che ho un terrore folle di tutto quello che ha a che vedere con le radiazioni: ero spaventato a morte quando mi feci la prima lastra, un ortopanoramica, e ricordo ancora quanti pianti mi feci mentre il radiologo faceva il suo dovere. Ancora oggi, se mi devo fare una lastra, non riesco a tenere gli occhi aperti. Ho vaghissimi ricordi di quanto mia madre e mio padre si spaventarono nel 1986 quando ci fu il casino di Chernobyl, e mi ricordo quanta impressione mi fece un bambino calvo e con la benda all’occhio che vidi da piccolo in Abuzzo, al mio paese: era uno dei contaminati di quell’inferno, e la caritas stava facendo fare un giro d’Italia a quei disgraziati di bambini, nella speranza di aprirgli un sorriso. Ero piccolo, avrò avuto 4 o 5 anni al massimo, ma ricordo che mi fermai, guardai quel bambino che aveva forse la mia stessa età, e capii che quello che era successo era una cosa orribile.

E ora, quando tutti pensavano che la guerra fredda fosse finita, che forse il mondo, con i trattati START, si era deciso a scrollarsi di dosso questi congegni, arrivano echi del passato: indiani e pakistani che si guardano in cagnesco col dito sul bottone, iraniani che mettono sullo stesso piano guerra santa, distruzione di israele e arricchimento dell’uranio, sarkozy che non ha fatto tempo a mettere piede all’Eliseo che aveva già i codici per armare le testate francesi in tasca, americani che vogliono piazzare uno scudo antimissile sull’Europa senza che nessuno gliel’ha chiesto, e soprattuo anche se alla Russia, che ancora oggi ha il più grande arsenale atomico del mondo, la cosa non piace. Senza contare Al Qaeda, che magari qualcosa in Sudan se l’è procurata sul serio.

La risposta di mio padre è stata un misto di pessimismo e ottimismo… un sospiro, la faccia tirata e corrucciata, e tre semplici parole: “fu molto peggio”.

E’ da ieri che mi domando cosa significa quel molto peggio. Credo che testate atomiche qua e la, per quanto inerti, siano già una cosa della quale non stare affatto tranquilli. Specie se qualcuna di quelle testate potrei avercela puntata contro. Anche se non mi sento nemico di nessuno. Anche se io uno scudo antimissile americano che mi protegga non lo voglio. Anche se, in Repubblica Ceca e in Polonia, gli abitanti non vogliono ne il radar ne la batteria antimissile. Anche se ho una paura matta degli Iraniani.

Sarò tutto un delirio dovuto a Jericho?

In my rear view mirror the Sun is going down
sinking behind bridges in the road
and I think of all the good things
that we have left undone
and I suffer premonitions
confirm suspicions
of the holocaust to come

The wire that holds the cork
that keeps the anger in
gives way and suddenly it’s day again
the Sun is in the east
even though the day is done
two Suns in the sunset
could be the human race is run?

Like the moment when your brakes lock
and you slide toward the big truck
and stretch the frozen moments with your fear
and you’ll never hear their voices
and you’ll never see their faces
you have no recourse to the law anymore

And as the windshield melts
my tears evaporate
leaving only charcoal to defend
finally I understand
the feelings of the few
ashes and diamonds
foe and friend
we were all equal in the end

Pink floyd – Two Suns in the sunset
da “The final cut”, 1983

17
Apr
07

Guns and roses… anzi: Guns and Chrysanthemum

Non so se chi legge ha mai visto “Bowling for Columbine”, di Michael Moore. Per alcune sue “uscite” sugli Stati Uniti e sugli Statunitensi può essere molto indigesto ad alcuni. Tuttavia, per chi rientrasse in questa categoria di persone e ancora non avesse visto quel film, lo faccia.

Lo faccia perchè non c’è niente di politico.

Lo faccia perchè racconta da vicino un fatto assurdo.

Lo faccia perchè a quanto sembra Columbine non bastava.

Poi, se proprio non avete voglia di mettervi in poltrona e vedervi un documentario (si, non è un film pieno di effetti speciali, ma un documentario su fatti realmente accaduti), vi racconto in sostanza quello che successe quella mattina di 8 anni fa: due ragazzi, Eric Harris e Dylan Klebold, diedero di matto. E dopo essersi fatti un allegra partita a bowling, presero, andarono a scuola, e uccisero 13 persone, ferendone 21. Poi, visto che si annoiavano, con due colpi si suicidarono, accanto ai corpi di due ragazzi che loro stessi avaveno fatto fuori.

Potrete dire “Erano pazzi”. Forse avete anche ragione. Prima di ammazzare col sorriso sulle labbra qualche ragazzo chiedevano “Credi in Dio?”. E ai loro amici barricati che provavano a farli ragionare dicevano “Non rompete, stiamo solo uccidendo persone, la prossima volta vi accoltelliamo così ci divertiamo di più”. Probabilmente stavano del tutto fuori di zucca.

All’inizio del film, Moore va in una banca della sua città, e chiede di aprire un conto. Ma non è una banca qualunque. E’ una banca speciale, che va molto in voga. Infatti, l’impiegato, dopo avervi fatto le domande di rito (nome, cognome, documento, e così via), vi da un simpatico gadget se aprite il conto: un fucile. Si, avete letto bene. Un bel fucile a doppia canna. Completo pure di tracolla.

Non so cosa pensiate voi del principio di autodifesa degli americani. Io, dopo aver visto quella scena ho pensato che forse i folli non erano soli quei ragazzi. Ma un intera nazione che in nome del “difendere ciò che ci è più caro” permette a chiunque, senza controlli, di entrare al Wal-Mart, comprarsi una bella Beretta, completa di silenziatore e proiettili, e andare a sparare alla gente. Senza contare l’NRA, la “National Rifle Association”… che proprio a Denver ha tenuto il congresso annuale 1999. Con Charlton Heston inneggiare al fucile “by my cold dead hands”. Se poi un ragazzo entra all’università e uccide 33 persone… incidente di percorso, siamo addolorati, ma non parleremo più di questa vicenda fin quando i fatti non si sapranno. Se poi nessuno aggiungerà qualcosa al fatto che 33 persone non ci sono più perchè qualcuno ha dato di matto per amore, non incolpateci. Siamo innocenti. L’amore fa fare follie.

18
Gen
07

Carissimi americani

Carissimi cittadini degli Stati Uniti d’America,

lo so. Quello che scrivo non vi va molto a genio. Spesso e volentieri non manco di essere in disaccordo per quello che avete fatto nella storia e per quello che state facendo. In finale, il vostro governo ha detto che non ci sono stati brogli in quell’elezione tra l’attuale inquilino della casa bianca e Kerry, quindi, se non è stata colpa di chi ha vinto le elezioni, non posso fare altro che avercela con voi se ora il vostro presidente fa quello che fa in giro per il globo per qualche barile di petrolio in più. Non sono nemmeno d’accordo con voi quando si parla di ampliare una base militare: primo perchè è una base militare, e se tutti noi come genere umano fossimo un po più intelligenti non ce ne sarebbe bisogno (e questo riguarda tutti, non è affare solo vostro), secondo perchè non è una base italiana, e terzo perchè i lavori sono a carico nostro. Si, esatto, avete letto bene. Noi amplieremo con i nostri soldi e la nostra forza lavoro la vostra base, dove atterreranno i vostri caccia e stazioneranno le vostre truppe. Questo si chiama investimento internazionale.

Ora però, forse, un po di mia simpatia ve la potete guadagnare: pare che la prossima candidata democratica alla casa bianca non sia d’accordo sul rafforzare il contingente iracheno.

Datele retta, e forse ci avvicineremo un po, a livello di idee.

Dico forse perchè sia Kerry sia la stessa Clinton hanno votato si all’invasione dell’Iraq. Però, voglio essere una volta tanto ottimista.

Cordiali saluti,

Winston Smith.

12
Gen
07

Quel DC-9 dell’Itavia?

02
Mag
06

Eroi? No, morti.

Ho scattato questa foto ieri pomeriggio, mentre passeggiavo al laghetto dell’Eur:

All’apparenza sembra un bel palazzo, moderno, in un quartiere che non gode di una bella fama architettonica (per i profani non romani, il palazzo sorge in mezzo ad un complesso di completa costruzione fascista… a me quello stile piace anche molto, ma, come spesso è, sono minoranza). eppure li dentro ci sarebbero molte persone alle quali andrebbero fatte molte domande.

Quel palazzo è la sede dell’ENI, Ente Nazionale Idrocarburi.

Per carità… ovviamente il lavoratore medio di quel palazzo non c’entra niente con quello che i loro padroni stanno facendo in Iraq. Però sarei curioso di andare nei piani alti di quell’edificio, per fare una semplice domanda a chi comanda quell’azienda: siamo proprio sicuri che l’Italia in Iraq stia svolgendo una missione di pace?

Sapete bene dal post precedente che ultimamente non ho una grande ammirazione per l’italiano medio. Ogni volta che sento parlare della guerra in Iraq mi sale ancora di più la bile verso i miei conterranei. Ho visto dalle immagini televisive la gente che non voleva la guerra fare la fila davanti all’ingresso del Celio e dire alle telecamere “è un atto di ripetto verso degli eroi, morti per una giusta causa: quella della liberazione di un popolo”.

Ora… l’Iraq è il secondo paese principale produttore di petrolio, ed oltretutto pare che sia quello in cui la manodopera per l’estrazione e la raffinazione costi meno. La guerra è stata voluta da un tale che si chiama George W. Bush, ex petroliere texano.

Fin qui, niente di nuovo, e tutto sommato niente di soprendente, ha una sua logica (oscena e deprecabile, ma logica). E quindi l’italiano medio dice “noi italiani no, siamo diversi”. Bene, il presidente della commissione esteri, quinta carica dello stato italiano, Gustavo Selva, ha dichiarato quanto segue: “Dichiariamo guerra, non è una missione di pace. L’abbiamo mascherata così per avere il sì del Quirinale”. (cfr Beppre Grillo – “tutto il grillo che conta” – Feltrinelli – pag. 224)

Fossimo stati un popolo con un briciolo di palle (e soprattutto con un’informazione mediatica più obiettiva), a sentire una cosa come questa sarebbe dovuto scoppiare l’inferno. E invece no, abbiamo mandato i nostri soldati ad occupare un paese senza l’avallo dell’ONU, abbiamo avuto in nostri morti, e l’Italiano medio piange e si sta zitto. anzi, parla di eroi morti difendendo una giusta causa.

Lungi da me non portare rispetto a dei soldati morti mentre facevano il loro lavoro, sia ben chiaro. Tuttavia, non me la sento davvero di considerare un eroe chi, pur essendo cosciente del pericolo che un’occupazione militare comporti e pur avendo la facoltà di decidere di non parteciparvi, lascia magari moglie e figli piccoli per una stipendio alto, sia in senso economico sia in senso di rischio, rimettendoci le penne. No, non sono eroi. Sono soldati che sono morti inutilmente facendo il loro lavoro. Ma non sono eroi.

Romano Prodi ha dichiarato che la questione Iraq sarà trattata nel primo consiglio dei ministri, e che di sicuro il ritiro italiano dall’Iraq avverrà entro il 2006. Spero vivamente che se ciò non accadrà l’italiano medio, invece di continuare a piangere i propi morti, tiri fuori le palle e scenda in piazza per protestare.

Con l’augurio che il ritiro sia un ritiro vero (nel senso i nostri soldati tornano a casa), e non un semplice spostamento truppe verso l’Iran.




Brux

Ho 25 anni, studio ingegneria informatica e vivo in uno schifo di città (Roma) invidiata da tante persone, e da anni cerco di capirne il perchè, di questa invidia. Adoro i gatti, la montagna, i paesi scandinavi. Ogni tanto strimpello la chitarra, solo ogni tanto e per poco, perchè poi i vicini si incazzano. Sono paranoico e rompicoglioni, ma probabilmente sta riga non l'avete letta perchè siete passati già ad un altro sito...
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