Archivio per la categoria 'Delirio'

06
mar
12

4/3/2012

“Il mio nome è Ayrton, e faccio il pilota. E corro veloce per la mia strada. Anche se non è più la stessa strada, anche se non è più la stessa cosa”.

I ricordi che ho di Lucio Dalla si sintetizzano con quella strofa. Mi ricordo che Banana Republic fu il primo disco che ricevetti. Non un cd, un vinile. Vero. Che puzzava di plastica e che mi divertivo a fermare sotto alla testina. E con il quale conobbi Dalla, coi sui vocalizzi su Piazza Grande, che prima di capire che non fossero farneticazioni in inglese ci misi tanto tempo. E che ancora preferisco ricordare come inglese sbiascicato.

A risentire le sue canzoni ora che è morto e sepolto mi viene il magone. Perché nel bene o nel male mi ha accompagnato con tante note, crescendo. Dalla di “Piazza grande”, di “L’anno che verrà”, di “Balla balla ballerino”, di “La canzone di Orlando”… Il Dalla “vero”, per capirci.

Poi la strada non era più la stessa. O forse ero io, che avevo preferito sentire altre cose. E rivederlo a Sanremo è stato anche brutto, associarlo a quella canzone abbastanza insentibile.

“Tu mi hai detto chiudi gli occhi, e riposa. E io adesso chiudo gli occhi.”

Ci mancherai, Lù.

14
ott
11

Subcultura

Il bello di questi tempi è che la gente cerca il fico. Chi con un computer, chi con un modo di atteggiarsi, chi con una macchina, eccetera.

Fin qui non ci sarebbe niente di male: se pur facendo le cose come Cristo comanda si riesce a farle pure fiche, tanto di cappello.

Il problema fondamentale è che, un po ovunque, le cose difficilmente sono fatte come Cristo comanda. In più, se si aggiunge il fatto che farle fiche significa farle ancora più a cazzo di cane, allora le palle qualche volta, improvvisamente, assumono un movimento rotatorio, tipo rotore di elicottero. Tutto ciò perchè, per mia sfortuna, non mi chiamo Renè Ferretti, e di conseguenza mi riesce difficile fare pezzi come questo.

Poi però torno a casa, mi rilasso, ripenso all’accaduto, e mi parte sta canzone nella testa:

e li sorrido. Perchè in fondo basta dire un “perfetto, arrivederci!” per sentirti veramente tanto fico.

13
gen
11

Vacanze?

13
dic
10

Ora X?

Vediamo se ci azzecco. Lo dico con 24 ore di anticipo: fiducia con pochi voti (anche 1), e rimpasto con l’UDC.

Della serie si può raschiare anche oltre il fondo del barile…

 

[EDIT]: per ora c’ho preso…

28
nov
10

Odio profondo…

…per discoteche, discopub et similia. Ma veramente odio totale e massiccio.

16
set
10

A chi parte

A due cari amici che partono. E’ tutta vostra.

31
mag
10

Pensieri sparsi

A volte basta una cazzata per farti riflettere. Come una stupida seppur divertente sit-com americana.
Premessa:
Big bang theory: la storia di un nerd che si rende conto che esiste qualcos’altro per cui vale la pena vivere. Dannatamente divertente, lo ammetto. Però, non a caso, la scoperta di quella serie ha coinciso con un DECISO cambiamento di umore. Si, perchè sapevo che il rischio di immedesimazione con i 4 personaggi sarebbe stato elevatissimo, e incurante di tutto questo ho iniziato, e ne sto subendo le conseguenze. Si, perchè quando vedi quattro persone che sono più o meno come te e che ti fanno ridere a schiocco e pensare “che coglioni!” c’è qualcosa che non va. E nel secondo immediatamente successivo a questo pensiero realizzi: “fico, sono come loro…”.
Analisi:
Sheldon: pignolo, ipocondriaco, secchione, maniaco dell’ordine, … (devo continuare?)
Leonard: brutto quanto la fame, gli dice culo con una carina ma rovina tutto con la sua boccaccia.
Howard: come sopra, con l’aggiunta che non rimedia ed è vagamente ossesso dal sesso.
Raj: incapace di parlare con le donne se non ubriaco.
Caratteri comuni: incapaci di parlare altro che di cose comprensibili tra di loro, amanti della fantascienza, dei RPG, dei fumetti e dei videogiochi
Sintesi:
Ti guardi allo specchio la mattina. E’ domenica, i tuoi sono partiti (positivo!), e tu dovrai stare a casa tutto il giorno con tua nonna con una giornata bella di fuori (negativo!). E ovviamente tutto va storto nella MAGNIFICA giornata. Arriva la sera, loro tornano e ti dicono pure “ti sei risparmiato un mazzo così” (cosa che tu ti saresti fatto con GIOIA). Esci, ovviamente per andare a finire la tua giornata passata davanti ad un computer davanti ad un altro schermo con i tuoi amici (con i quali ovviamente non parli dei tuoi problemi e/o gioie ma vedi solo la domenica per sparare a qualche obiettivo e/o guidare macchine da scassare). Il tutto ovviamente condito dalla pioggia, che nel frattempo è arrivata. Torni a casa, ti butti sul letto con un misto di ansia e depressione, e pensi a quello che sarebbe la tua vita lontano da quel posto.
E per fortuna ti addormenti in tempo.
Poi ti svegli il lunedì, realizzi che dovresti andare all’università  ma non hai voglia solo per una lezione. Quindi rimani a casa e ti fai la giornata fotocopia della precedente, con l’aggiunta che a sera non solo non vedi i “so-called” amici, ma con i pochi con cui potresti parlare NON ci parli (giornata nera, se mi riprendo te lo dico). Poi ti metti in cuffia, senti “Damnation” degli Opeth (la perfetta colonna sonora per il suicidio), e ti metti a scrivere queste righe perchè piangere non è il caso (potrebbe arrivare mammina a chiederti perchè) e perchè voglia di parlare con qualcuno non ne hai (forse anche perchè non hai nessuno con cui farlo, manco al telefono). E ti rendi conto di una cosa. Dei 27 anni della tua vita forse ne hai vissuti tre o quattro al massimo, in cui avevi degli amici con cui parlare se le cose vanno storte (e da cui ricevere aiuto immediato). E nel secondo immediatamente successivo ti chiedi che danno sugli altri canali, e vedi solo nebbia. per altro bella fitta. Pensi che forse un rimedio seppur molto transitorio potrebbe essere l’alcol, ma ti ricordi anche di essere un novantenne nel corpo di un ventisettenne, con tutti i problemi fisici di cui potresti pagare le conseguenze nel dopo sbronza. Per cui accantoni anche quella possibilità . Pensi che la tua vita potrebbe cambiare solo parlando con qualcuno di qualcosa, ma subito dopo ti chiedi “e con chi?”. Pensi anche scappando da qualche parte anche non troppo lontano e stando da solo le cose potrebbero cambiare, ma ti caghi sotto, per cui parli, parli e col cazzo che fai.
Conclusioni:
Resti amareggiato dalla conclusione che da un po di tempo a questa parte ripeti con noncuranza tra te e te. “Ormai la frittata è fatta, too late pal”. Vicolo cieco. Solo che se prima la ripetevi apaticamente, ora ne prendi atto con amarezza, delusione, tristezza e quant’altro.
E aspetti che la fase finisca, e torni il sereno. Perchè un barlume di speranza ce l’hai. It’s just a bad day.
24
apr
10

What else is there?

Alla ventesima volta che senti “What else is there” dei Röyksopp, forse, capisci che forse qualcosa non va.

Ci pensi. Ci pensi ancora una volta. Un’altra ancora. Un’altra…

… e, forse, è solo nostalgia.

08
feb
10

Burger

Lo ammetto. Pur odiando il “cibo” che i fast food propinano, ogni 4-5 anni anche a me viene l’impulso di andarci. Contando anche che difficilmente riesco a resistere a impulsi mangerecci, ammetto anche che non resisto all’impulso di cui sopra e ci vado. E puntualmente arriva la depressione.

Mi spiego.

Mi piace il cheeseburger. Quel magnifico panino con hamburger, un po di ketchup e due fette di formaggio che si scioglie impiastricciandoti le mani, e quindi costringendoti alla procedura “se non ti lecchi le dita godi solo a metà”. Proprio quello. Ogni tanto, noncurante di tutti gli avvertimenti epato-dietistici a casa me lo faccio, cuocendo gli hamburger in modo tale che la carne rimanga un po rosa all’interno, mettendo il formaggio sulla carne quando sta ancora sulla griglia così si scioglie per bene, e infine usando del pane casareccio, possibilmente sciapo e “crostoso”, quello per capirci che quando lo mangi ti fai un male boia alle gengive ma al contempo godi come un matto.

Poco fa, chiudo il PC e decido di andare a pranzo. Da solo. Arrivo al parcheggio, entro in macchina, accendo il motore, e BAM! Arriva la voglia di cheeseburger.

Si. Di cheeseburger. E possibilmente doppio.

Cogitabondo sulla natura di tale voglia piglio, parto, e vado da Burger King a Tor Vergata. Per la non tanto modica cifra di 6,80 denari ottengo un doppio cheeseburger menu king, composto da:

  • un doppiocheeseburgerkingsenzacetrioliecipollaperfavoregrazie
  • una tonnellata di patatine fritte, presumibilmente in olio minerale
  • 0.75 l (si, avete letto bene, quasi un litro) di coca cola manco troppo poco sgasata

il tutto nel vassoietto di plastica di ordinanza con la cannuccia di ordinanza e le tre salviettine di carta (da cesso? boh) di ordinanza.

Tutto contento (il panino era ancora incartato) mi metto a sedere. Mentre mi levo il giaccone penso “cazzo, ho preso il menù king, se magna!”. E li, inizio ad esaminare il fatto che, come al solito, ho preso la sola. Si, perchè nelle immagini appese al ristorante il doppio cheeseburger ti sembra una cosa sontuosa, due hamburger giganti e pane all’apparenza appena sfornato. Per cui ti senti un po rincuorato, pensi “dai, dopotutto se magnano sta roba pure a colazione… d’accordo che non c’hanno altro, ma saranno quanto meno decenti”.

E invece no. Il panino (?) ha dimensioni di circa un terzo di quello che ti aspetti. Ma soprattutto gli hamburger sono misurabili col calibro, non col righello. E soprattutto ti rendi conto che sommando i due hamburger presenti nel panino (?) non fai nemmeno metà di uno di quelli che usi a casa.

Detto questo, e sussurrate a bassissima voce due piccole bestemmiette, addento il panino (?). Il sapore è tutto sommato decente. Riaddento il panino (?), e quasi mi mordo le dita. Si, perchè viste le dimensioni, col primo morso hai mangiato quasi metà panino (?), ma la tua mano ancora non se n’è resa conto e quindi lo tiene saldo e fermo che un chiururgo terrebbe un bisturi.

Altra bestemmia, stavolta un po meno sussurrata, e con i due successivi morsi ho finito il panino (?). E quindi inizia l’operazione patatine. Sono decenti: dopo aver immaginato il TIR delle consegne che scarica il suo filtro dell’olio direttamente nella friggitrice ti penseresti di trovare le patatine quantomeno trisunte, e invece sono decenti. Mentre le mangio a grappoli di 4 a 4 (tanto hai preso il menù king! Che culo! Una montagna di fritto!) sento ogni volta che apro bocca una vocina che viene dal fegato e che mi insulta pesantemente, non si capisce se per il panino (?) precedente o per gli ettolitri di olio minerale camuffato da bastoncino di tubero che sto trangugiando.

Nel frattempo, guardo sospettoso due cose:

a) la televisione, che trasmette un insulso programma musicale con in basso l’affidabilissimo, sicurissimo nonchè abusatissimo “Love calculator” (ovvero una serie di nomi di omini e donnine estratti dal cilindro con annessa “percentuale di successo amoroso” estratta nella stessa maniera dei nomi, ma da un cilindro separato)

b) la coca cola, che sta in un lato del vassoietto, e che viste le moli imponenti incute un certo timore, specie quando vedo la scritta “zeropuntosettantacinquelitri”, mentre mi risuona nel cervello il dietologo vestito da regina di cuori di alice nel paese delle meravigli che urla “Sta bevendo una porcata ipercalorica! Tagliategli la testaaaa” (ammetto, sto esagerando).

Fatto sta che in nemmeno 5 minuti ho finito il panino (?) e le patatine, e sto li che sorseggio cocacola guardando un video musicale della sculettatrice-coreografa di turno. Arrivo al punto di saturazione (ovvero quando il liquido zuccherino mi esce dal naso, stranamente a metà della quantità di cocacola che hai acquistato), mi alzo, butto tutto il contenuto del vassoio nel cestino, prendo la giacca e me ne vado, mogio mogio perchè non ho mangiato un cazzo e ho speso un botto.

E poi c’è la ciliegina sulla torta. Si, perchè a differenza delle italiche schifezze, i cui effetti lassativi si vedono ad una certa distanza da fine pasto, quando si tratta di cibo a stelle e strisce anche gli effetti lassativi sono “fast”. Della serie magni veloce, e caghi veloce.

Che vuoi di più dalla vita?

21
ago
09

E dopo 7 anni la stessa storia estiva

Della serie “mi sono rotto le palle dopo 7 anni della stessa storia merdosa estiva”.

The waiting drove me mad
you’re finally here and I’m a mess
I take your entrance back
can’t let you roam inside my head

I don’t want to take what you can give
I would rather starve than eat your bread
I would rather run but I can’t walk
Guess I’ll lie alone just like before

I’ll take the firmest path
and I must refuse your test
Push me and I will resist
this behavior’s not unique

I don’t want to hear from those who know
They can buy, but can’t put on my clothes
I don’t want to limp for them to walk
Never would have known of me before
I don’t want to be held in your debt
And I’ll pay it off in blood, let I be wed
And I’m already cut off and half dead
I’ll end up alone like I began

Everything has changed, absolutely nothing’s changed
Take my hand, not my picture, spilled my tincture

I don’t want to take what you can give
I would rather starve than eat your breast
All the things that others want for me
Can’t buy what I want because its free
Can’t buy what I want because its free
Cant be what you want because i’m

I ain’t sposed to be just fun
to live and die, let it be done
I figure I’ll be damned
all alone like I began

Its your move now
I thought you were a friend, but I guess i, I guess I hate you

(Pearl Jam – Corduroy)




Brux

Ho 28 anni, ho studiato ingegneria informatica e vivo in uno schifo di città (Roma) invidiata da tante persone, e da anni cerco di capirne il perchè, di questa invidia. Adoro i gatti, la montagna, i paesi scandinavi. Ogni tanto strimpello la chitarra, solo ogni tanto e per poco, perchè poi i vicini si incazzano. Sono paranoico e rompicoglioni, ma probabilmente sta riga non l'avete letta perchè siete passati già ad un altro sito...

Campagne


Questo blog non è un essemmesse!
Parlamento pulito

Blog Stats

  • 5,392 hits

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.