E’ da un bel po che mio padre mi dice almeno una volta a settimana quando mi decido a presentare la domanda per fare l’Erasmus. Io non l’ho fatto per tre ragioni che a mio parere sono ottime:
-Non voglio pesare economicamente sulla mia famiglia più di quanto faccio ora: 60 km al giorno per andare e tornare dall’università vi assicurano che costano, in termini di bestemmie e benzina…
-Non mi sento in grado di passare 6/8/10/quanti_so mesi fuori da solo in un paese estero del quale magari non conosco nemmeno la lingua
-Arrivato li chiuderei i libri in un cassetto e farei sicuramente tutto tranne che studiare.
Oggi, Prodi ha fatto una uscita che non m’è piaciuta granchè
Il presidente del Consiglio Romano Prodi nel suo intervento ha rilanciato sul piatto una proposta che guarda molto avanti: sei mesi obbligatori all’estero per tutti i laureati. “Per laurearsi – ha detto il premier interevenendo all’inaugurazione – devono essere necessari sei mesi trascorsi in un altro paese europeo”
Caro Romano, io capisco che per via degli incarichi che hai rivolto in passato e per l’incarico che hai adesso a te le questioni economiche di una normale famiglia italiana non fregano più di tanto, quindi non starò a chiederti se i soldi per fare un eventuale Erasmus li sborserai tu di tasca tua o mio padre. Il punto qui è un’altro: se 6 mesi di erasmus diventassero obbligatori perchè sono un riconoscimento a livello internazionale, questo cosa significherebbe? Un implicita ammissione che il sistema universitario e tutto il settore ricerca italiano fa schifo?
Io, da quel poco che ho visto, è questa l’impressione che mi sono fatto. Declassamento totale. Ho lavorato in un gruppo di ricerca per fare la mia tesi quasi un anno, e in una stanza grande più o meno come il mio salone stavamo spesso anche in 15, ognuno ovviamente con il proprio portatile perchè un pc l’università non te lo fornisce manco se t’ammazzi. Anzi, qualche pc dell’università c’era. Ma ovviamente si faceva a turno, perchè non ce n’erano abbastanza per tutti.
E poi un mio amico mi ha parlato dell’erasmus che ha fatto a Gent, in Belgio. Mi ha parlato della didattica che hanno lassù. Mi ha parlato dei laboratorio con decine di computer a disposizione degli studenti. Eccetera eccetera eccetera.
E basta fare una piccola ricerca su internet per vedere come nel resto d’Europa la media dei “full professor” sia sui 38/40 anni, quando qui da noi gli ordinari se ti va bene hanno 58/60 anni, e ti fanno studiare su libri fermi agli anni 70 (vedasi “Modellistica di Impianti e Sistemi 1″ che ho seguito in terzo anno). E mi dispiace ricordare che anche tu rientri in questa categoria di ordinari. Non so se fermo agli anni 70, ma per l’età ci rientri ampiamente.
Quindi, caro Romano, non sarebbe il caso di mettere prima mano nelle nostre università, per far si che più studenti erasmus stranieri vengano in italia e se ne tornino fieri di quello che hanno visto a casa loro? Bada bene che la cifra da spendere sarebbe si grande, ma quasi sicuramente dello stesso ordine di grandezza della tua proposta. Perchè spero che tu ti renda almeno conto che, facendo diventare obbligatorio un periodo all’estero, non tutti ptrebbero permetterselo, e se è vero che con le ultime riforme l’università (non so dire se per fortuna o purtroppo) si è aperta a tutti tutti quelli che dovrebbeo andarsene in Erasmus dovrebbero ricevere un aiuto statale.
Sta sparata potevi risparmiartela, Romano. C’hai confermato che tutta l’università italiana è un mare di merda, e che tutti quanti ne facciamo parte.