Forse con questo post diventerò impopolare a molti, però ritengo sia assurdo tutto quello che sta succedendo in questi ultimi giorni in tutto il mondo.
Ariel Scheinermann (il vero cognome di Sharon) nasce nel 1928 in Palestina. A quell’epoca li tirava un aria forse peggiore di quella che tira tutt’ora: c’erano ipotesi sulla nascita della terra promessa, e tanti ebrei migrarono verso quelle terre, un po per sfuggire al più grande crimine contro l’umanità che sia stato mai commesso, un po proprio perchè il sogno di una terra promessa tutta propria probabilmente faceva, come dire… gola, ad un ebreo del momento. (Forse il termine gola è poco adatto alla situazione… se mi viene in mente un espressione migliore modificherò il post).
Il sogno di Israele si avvera sulla carta il 28 novembre del 1947, ma solo dopo la guerra Israelo-Araba il progetto britannico diventa realtà. Israele ora è stato, e durante la guerra Sharon viene ferito in una battaglia. Infatti, la carriera di Sharon prende quota proprio nell’esercito, sia durante la guerra dei sei giorni, sia durante quella dello Yom Kippur (1973), tenendo testa con la sua divisione israeliana a reparti dell’esercito egiziano prima e siriano poi.
Dati gli splendidi risultati, Sharon sfrutta il trampolino di lancio e si tuffa nella politica, diventando prima ministro dell’agricoltura, e poi ministro della difesa. E proprio con quest’ultima carica, nel 1982, succede il patatrac.
Nel giugno 1982 infatti, Israele invade il Libano, atto dovuto proteggere i suoi insediamenti nel nord della Palestina, arrivando in agosto addirittura a Beirut: la capitale inizierà ad essere evacuata dai guerriglieri palestinesi il 21 agosto, sotto il controllo di una forza multinazionale (di cui fece parte anche l’Italia), che si ritirò quando i profughi palestinesi e libanesi si erano ammassati nei due campi profughi di Sabra e Chatila.
Alle 18 del 16 settembre 1982, Ariel Sharon da un ordine preciso: illuminare a giorno il campo, e stanare eventuali nemici di Israele.
Solo due giorni dopo, il 18 settembre, si conteranno quasi 3000 morti.
Sharon viene investito dallo scandalo per questo eccidio, ed è costretto a dimettersi da ministro della difesa. Tuttavia non abbandona la vita politica, ma continua a militare nel Likud. Molti anni dopo ne diventa anche il leader, e come fa un leader forte, prende una decisone forte: nel pieno di uno stallo nel processo di pace, prende una delegazione del Likud e parte alla volta della spianata delle Moschee.
E’ il 27 settembre del 2000, data che segna l’inizio della seconda intifada. E data in cui Sharon segna la sua prossima carriera politica: entrare alla Knesset non come semplice deputato, ma come primo ministro.
Di li, la svolta della sua vita: nel 2005, contro la volontà dei suoi stessi elettori, ovvero i coloni di tutto Israele, da inizio al ritiro definitivo delle truppe israeliane dalla striscia di Gaza. Afferma che “sarà possibile la pace solo quando un vero stato palestinese sarà al fianco di Israele”. Fonda Kadima, un nuovo partito politico, proprio con l’obiettivo primario di raggiungere la pace con i palestinesi, e ottiene un consenso sia politico che popolare.
Il resto della storia è pura attualità.
Ora… non vorrei essere frainteso, quindi metto subito in chiaro un concetto: lo stato di Israele ha SACROSANTO diritto di esistere, e i suoi abitanti hanno il SACROSANTO diritto di vivere in pace, difendendo le proprie terre con tutte le loro forze. E allo stesso modo di Israele anche i palestinesi hanno il SACROSANTO diritto di esistere, hanno il SACROSANTO diritto di vivere in pace, difendendo le proprie terre con tutte le loro forze.
Non ci sono differenze tra loro, eccetto la religione. Sono uomini e donne, identiche a uomini e donne di Italia, Svezia, Australia, Giappone… che vivono in pace. E come i loro simili, anche a palestinesi e israeliani deve essere garantita l’esistenza pacifica.
Ma come possiamo far passare come grande della pace il responsabile della morte di 3000 profughi? A Ginevra, un po di anni fa, questo fu chiamato crimine contro l’umanità.
Auguro a Ariel Sharon di rimettersi al più presto, di cuore. Non scherzo, sono sincero. E mi unisco al dolore di molti israeliani (e non) che in lui stanno vedendo l’unica speranza verso una sospirata e doverosa pace.
Ma non ci sto a vederlo come un eroe, come un martire della pace.
Così come non ci sto a vedere gente (da entrambe le parti) che esulta perchè Sharon sta morendo. Se crimine verso l’umanità significa brutalità verso l’uomo, quello che fanno alcuni, festeggiando, è anche peggio.
Sarebbe tanto semplice avere la pace.
All alone, or in twos
the ones who really love you
walk up and down outside the wall
Some hand in hand
some gathered together in bands
the bleeding hearts and artists make their stand
And when they’ve given you their all
Some stagger and fall, after all it’s not easy
Banging your heart against some mad bugger’s wall
Pink floyd – Outside the wall