Tira veramente ‘na brutta aria…

All’epoca della guerra fredda non ero ancora nato. Ne ho visto solo la fine, ma ero piccolo nel 1989, quando a Berlino fu scritta una pagina fondamentale della storia, pagina che pagherei oro per poter vivere. Ieri sera stavo a tavola con i miei. Mentre mangiavamo, è passato un servizio che commentava le affermazioni di Putin riguardo ai missili sovietici. E m’è venuto spontaneo chiedere a mio padre “Erano questi i toni anche durante la crisi di Cuba?”. E nel dirlo ho provato una certa… paura se vogliamo.

Sono cresciuto in un paese in cui le centrali atomiche non ci sono, in cui non ci sono armi nucleari (se escludiamo quelle all’uranio impoverito e/o i missili statunitensi che sicuramente abbiamo in qualche base), in un periodo della storia che purtroppo non è passato esente da funghetti atomici qua e la, per quanto sott’acqua (i test francesi a Mururoa) o sotto terra (Corea del Nord). Tuttavia, sapere che forse, per colpa dei tutori dell’ordine globale, avrò un missile con la stella rossa puntato sulla testa mi ha dato da pensare. E se vogliamo, mi ha spaventato anche un bel po. La cosa se vogliamo ha anche un risvolto buffo, considerando che dovrei essere più impaurito a prendere l’autobus o la metro, di questi tempi.

Sarà che, nonostante tutto quello che ho detto prima, è da quando che sono piccolo che ho un terrore folle di tutto quello che ha a che vedere con le radiazioni: ero spaventato a morte quando mi feci la prima lastra, un ortopanoramica, e ricordo ancora quanti pianti mi feci mentre il radiologo faceva il suo dovere. Ancora oggi, se mi devo fare una lastra, non riesco a tenere gli occhi aperti. Ho vaghissimi ricordi di quanto mia madre e mio padre si spaventarono nel 1986 quando ci fu il casino di Chernobyl, e mi ricordo quanta impressione mi fece un bambino calvo e con la benda all’occhio che vidi da piccolo in Abuzzo, al mio paese: era uno dei contaminati di quell’inferno, e la caritas stava facendo fare un giro d’Italia a quei disgraziati di bambini, nella speranza di aprirgli un sorriso. Ero piccolo, avrò avuto 4 o 5 anni al massimo, ma ricordo che mi fermai, guardai quel bambino che aveva forse la mia stessa età, e capii che quello che era successo era una cosa orribile.

E ora, quando tutti pensavano che la guerra fredda fosse finita, che forse il mondo, con i trattati START, si era deciso a scrollarsi di dosso questi congegni, arrivano echi del passato: indiani e pakistani che si guardano in cagnesco col dito sul bottone, iraniani che mettono sullo stesso piano guerra santa, distruzione di israele e arricchimento dell’uranio, sarkozy che non ha fatto tempo a mettere piede all’Eliseo che aveva già i codici per armare le testate francesi in tasca, americani che vogliono piazzare uno scudo antimissile sull’Europa senza che nessuno gliel’ha chiesto, e soprattuo anche se alla Russia, che ancora oggi ha il più grande arsenale atomico del mondo, la cosa non piace. Senza contare Al Qaeda, che magari qualcosa in Sudan se l’è procurata sul serio.

La risposta di mio padre è stata un misto di pessimismo e ottimismo… un sospiro, la faccia tirata e corrucciata, e tre semplici parole: “fu molto peggio”.

E’ da ieri che mi domando cosa significa quel molto peggio. Credo che testate atomiche qua e la, per quanto inerti, siano già una cosa della quale non stare affatto tranquilli. Specie se qualcuna di quelle testate potrei avercela puntata contro. Anche se non mi sento nemico di nessuno. Anche se io uno scudo antimissile americano che mi protegga non lo voglio. Anche se, in Repubblica Ceca e in Polonia, gli abitanti non vogliono ne il radar ne la batteria antimissile. Anche se ho una paura matta degli Iraniani.

Sarò tutto un delirio dovuto a Jericho?

In my rear view mirror the Sun is going down
sinking behind bridges in the road
and I think of all the good things
that we have left undone
and I suffer premonitions
confirm suspicions
of the holocaust to come

The wire that holds the cork
that keeps the anger in
gives way and suddenly it’s day again
the Sun is in the east
even though the day is done
two Suns in the sunset
could be the human race is run?

Like the moment when your brakes lock
and you slide toward the big truck
and stretch the frozen moments with your fear
and you’ll never hear their voices
and you’ll never see their faces
you have no recourse to the law anymore

And as the windshield melts
my tears evaporate
leaving only charcoal to defend
finally I understand
the feelings of the few
ashes and diamonds
foe and friend
we were all equal in the end

Pink floyd – Two Suns in the sunset
da “The final cut”, 1983

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Informazioni su brux

Ho 32 anni, ho studiato ingegneria e vivo in uno schifo di città (Roma) invidiata da tante persone. Per tanti anni ho cercato di capire il perchè di questa invidia, e dopo otto mesi vissuti in Germania credo di averlo capito, questo perchè. Adoro i gatti, la montagna, i paesi scandinavi. Ogni tanto strimpello la chitarra, solo ogni tanto e per poco, perchè poi i vicini si incazzano. Sono paranoico e rompicoglioni, ma probabilmente sta riga non l'avete letta perchè siete passati già ad un altro sito...
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Una risposta a Tira veramente ‘na brutta aria…

  1. veronica ha detto:

    Io non ho una paura folle delle radiazioni e prendo la metro tutti i giorni…sarà per il mio inguaribile cinismo, ma penso che con o senza la mia preoccupazione i Signori del Mondo mi faranno comunque saltare per aria un bel giorno per la loro smania di potere o per i loro fondamentalismi di qualsiasi genere. Mi preoccupo molto di più di un futuro che non vedo, del cibo inquinato che mangio e dell’aria tossica che respiro..è qualcosa che ucciderà di sicuro e lo farà senza che si possa accorgersene o evitarlo in alcun modo. Per il resto, sono pronta a tutto: alla follia umana non c’è rimedio.
    Incrociamo le dita…:)))

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