9/11

2001, New York.

John si era alzato presto quella mattina. Presto aveva fatto colazione, presto era salito sulla metropolitana, e presto era salito nel suo ufficio al novantacinquesimo piano della Torre Nord. Era ancora assonnato, quindi decise, prima di iniziare a lavorare, di prendersi una tazza di caffè, e di guardarsi il panorama di Manhattan dall’alto. Mentre il caffè scendeva nella tazza sentì il rombo. Alzò gli occhi, e tutto diventò buio.

2002, Kabul.

Ahmed era appena rientrato a casa. Era passato un anno da quando aveva imparato a girare rasente ai muri, con le mani alzate, e di corsa. I cecchini erano ovunque, ma Aisha aveva fame. E Ahmed rischiava, solo per il sorriso di quella piccola. Il cibo era ancora sul fuoco, quando sentì un esplosione. Ormai c’era abituato, era una cosa quotidiana. Mentre allungava il cucchiaio a mo di aeroplanino molto più in alto si sganciava una bomba intelligente. Aisha e Ahemd non capirono nulla, videro solo tanto buio.

2007, Baghdad.

Karima era in giro per il suq. Ormai il Rais era un ricordo, gli americani erano qua e la per la sua città, ma era talmente contenta di poter finalmente uscire da casa libera, senza la paura delle bombe, dei rifugi, di rimanere uccisa. Poteva finalmente andare a fare la spesa per i suoi figli libera, sicura. Senza problemi. Passando per il suo banco preferito insiprò l’odore della frutta e della verdura a pieni polmoni. Fece appena in tempo a sentire, dietro di lei, qualcuno che invocava il nome di Allah, che le orecchie si riempirono di un boato. E vide il buio.

2001, Roma.

Ero appena uscito dopo quasi 3 ore di sala operatoria, quando mio fratello mi chiamò. Disse “Accendi la televisione! I libici bombardano New York!”. Avevo ancora la morfina in vena, e mi misi a ridere a pensare che per lui i nemici erano ancora i libici. “Ma che cazzo dici Clà! I libici!”. Vidi il secondo aereo schiantarsi in diretta. Sentii le voci dei giornalisti tra l’allarmato e l’addolorato. Ebbi paura, rabbia, sconforto, tristezza. Ma spensi il televisore, e dissi a mia madre, che era li a fianco “Non voglio altri pensieri, oggi”.

X, Darfur.

Gino era nella tenda, quando arrivò l’ennesimo bambino. L’ennesima vittima di una fame che guerre, governi, nazioni, politicanti non vedevano, o facevano finta di non vedere. Morto perchè non c’era un mercato. Morto perchè non c’era cibo. Morto perchè non c’era acqua. Morto perchè chi esporta democrazia, o chi crede in un qualunque Dio, sta con le spalle voltate, e fa finta di non vedere. Gino pensò tutto questo, scuotendo rabbioso la testa. Chiuse gli occhi, voleva vedere il buio. Ma li riaprì. E davanti a lui c’era quel bambino.

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Informazioni su brux

Ho 32 anni, ho studiato ingegneria e vivo in uno schifo di città (Roma) invidiata da tante persone. Per tanti anni ho cercato di capire il perchè di questa invidia, e dopo otto mesi vissuti in Germania credo di averlo capito, questo perchè. Adoro i gatti, la montagna, i paesi scandinavi. Ogni tanto strimpello la chitarra, solo ogni tanto e per poco, perchè poi i vicini si incazzano. Sono paranoico e rompicoglioni, ma probabilmente sta riga non l'avete letta perchè siete passati già ad un altro sito...
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