Remember, remember…

Meine Damen und Herren, unsere nächste Halt ist Göttingen. Vielen Dank, dass Sie haben Deutsche Bahn gewählt, und auf Wiedersehen.

Un anno fa non ci capii nulla, di quella frase. Era come un brusio indistinguibile, che non riuscivo a decifrare per intero. Come un rumore bianco.

Più o meno a quest’ora stavo arrivando a Göttingen. Avevo la testa immersa ancora in mille pensieri, ricordi, paure, mancanze. C’era di tutto dentro. Anche un raffreddore bestiale. E niente ecco, non ci capii nulla, capii solo “Göttingen”. Presi la mia valigia enorme, e scesi. In tutto scendemmo da quel treno in dieci. E ricordo il freddo. Intenso, pungente.

Dormii ovviamente poco, complice anche un letto scomodissimo. E il giorno dopo, nonostante il raffreddore, andai in giro ad “annusare” la città dove avrei vissuto per otto mesi. Ancora ero ignaro di come veramente era, di cosa avrei trovato. Ma li per li mi piacque. C’era l’atmosfera natalizia, il mercatino, il pastore all’ingresso della chiesa che mi fece gentilmente capire che per entrare la domenica c’era bisogno di un offerta… Ero eccitato e terrorizzato allo stesso modo.

Mi sembra ieri, che tutto quanto è successo. Mi sembra ieri quando ho dato la mano al mio capo, e quando ho detto a Tor Vergata “ci vediamo tra un po’”. Quando ho passato una giornata struggente con una persona. Mi sembra ieri quando quelle poche persone vennero a casa a salutarmi. Mi sembra ieri che vidi mio padre piangere per la terza o quarta volta in trent’anni, e che mia madre non mi voleva lasciare andare dentro al Terminal. Mi sembra ieri il panico che provai passati i controlli, a Fiumicino. Mi sembra ieri. Tutto.

Eppure è passato un anno. Anno in cui è successo letteralmente tutto, nella mia vita. È stato un anno in cui ho affrontato una larga fetta delle mie paure. In alcuni casi ho visto che in realtà era tutto un castello di carta, in altri che era di pietra, ma con le mura basse e quindi facili da salirci sopra, e in altri in cui le mura sono state alte chilometri, insormontabili. Ho capito finalmente chi ero, da dove venivo, che cosa mi portavo dietro.

E come ho scritto, anche se non vedevo l’ora di andarmene per tornare nel posto a cui appartengo, mi mancano e mi mancheranno molte cose della mia vita lassù. Così come mi sono mancate, mi mancano e mi mancheranno molte cose che ho lasciato partendo, e che al ritorno non c’erano più. O che si sono deteriorate stando lassù, e si sono rotte tornando. O che sono nate poco prima di andare lassù, e nonostante la distanza fisica e temporale sono davanti a me, ora. O che semplicemente, tornando, non andavano più bene, o che dovevano fare un passo indietro.

Tante, tantissime cose mi mancano, in questo momento della mia vita. Alcune sono cose perse che non torneranno più, altre messe in disparte, sperando che anche se il tempo passa possa riprendermele in ottica nuova, e migliore.

Ma alla fine, i ricordi, le parole, le emozioni sono sempre nella mia testa. Magari in bocca lasciano anche un po’ di amaro. Ma alla fine, a ripensarli, sorrido. Perchè ero felice. E sono sicuro che, prima o poi, tornerò ad esserlo.

:)

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Informazioni su brux

Ho 32 anni, ho studiato ingegneria e vivo in uno schifo di città (Roma) invidiata da tante persone. Per tanti anni ho cercato di capire il perchè di questa invidia, e dopo otto mesi vissuti in Germania credo di averlo capito, questo perchè. Adoro i gatti, la montagna, i paesi scandinavi. Ogni tanto strimpello la chitarra, solo ogni tanto e per poco, perchè poi i vicini si incazzano. Sono paranoico e rompicoglioni, ma probabilmente sta riga non l'avete letta perchè siete passati già ad un altro sito...
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