Vento e orizzonte

Ho un rapporto molto strano col mare.

Da piccolo ho avuto la grande fortuna di passare le mie estati senza fare torto a niente: due settimane al mare, il resto in montagna. E sebbene fossi ancora piccolo per legami forti, di quei 15 anni circa che ogni estate scendevo in Calabria ho un bel ricordo.

Prima fu a Praia a Mare. Ero piccolissimo, e ho ricordi vaghissimi. Ricordo solo un parco giochi dove ogni santa sera mettevo in croce mio padre per salire sul “bruco mela”, e un concerto di Vasco Rossi visto dal terrazzo della nostra casa.

Poi fu la volta di Tropea. Prima di tutto i viaggi lunghissimi, le code sulla Salerno – Reggio Calabria, le polpette di mamma nel thermos mangiate nel piazzale di un Hotel a Lagonegro, il primo momento in cui verso Falerna inizi a intravedere il mare, e la faccia di papà che sospirava il suo classico sbuffo di “è finita ‘sta faticaccia” arrivati al villaggio (perchè si, siamo andati nello stesso villaggio prima di Tropea per ben undici anni di fila). Ricordo i temporali notturni, che erano qualcosa di pauroso per l’acqua a catinelle e i tuoni, la scogliera alla fine della spiaggia dove “nun ce annà perchè te fai male”, l’animazione del villaggio che mi faceva divertire, da bambino qual’ero (ah, beata e ignorante gioventù). E ricordo quel mare stupendo, blu, pulitissimo: te lo dovevi guadagnare con sonore bestemmie, perchè prima dell’acqua c’era una lunga lingua di ciottoli che nonostante fossero rotondi sembravano una miriade di aghi sotto i piedi, ma una volta dentro era un paradiso. Vedevi il fondo, vedevi anche qualche pesciolino microscopico che arrivava vicino ai tuoi piedi, di guardava curioso, e poi scappava via intelligentemente. Ricordo il cibo che tante volte abbiamo definito “commovente” quanto era buono (nonostante le mie svariate intolleranze e rompicoglionaggini alimentari), e ricordo che ogni volta era un colpo al cuore andarsene. Perchè è vero: al sud piangi due volte, quando arrivi e quando te ne parti. A volte mi ricordo alcune immagini di quegli anni e di quei momenti, sparsi tra Zambrone e Tropea, li dove sono nati la mia simpatia per i calabresi, il mio amore per la spiaggia dopo le 18/18:30, e la mia fobia per il mare sporco, perchè ho difficilmente trovato un mare più pulito di quello li.

Poi decidemmo per questioni economiche di cambiare. Prima un anno nella stessa casa di Praia a Mare. Poi per qualche anno sulla costa Ionica. Ma non era più a stessa cosa: ero cresciuto, i posti erano diversi, e non avevano quella magia degli anni passati.

Da li poi ero diventato cresciutello, e dopo l’ultimo anno con i miei in Sardegna, presi la strada delle vacanze estive con gli amici. E sebbene anche qui ho alcuni ricordi molto piacevoli, in particolar modo di Villasimius e di Otranto, mi sono reso conto di una cosa, che poi è diventata per me un verbo assoluto: il mare, a lunghe dosi, mi rende intrattabile, rompicoglioni (molto più del solito), e soprattutto mi fa dare di matto. E non a caso, due delle più grosse litigate della mia vita sono avvenute proprio in vacanza con gli amici al mare, guarda caso entrambe in Sardegna. Da li ho detto: basta. Al mare d’estate mai più. C’ho un mondo da vedere, me lo vedo d’estate, ci guadagno. Così ho iniziato a viaggiare, e il mare ho iniziato a vederlo a pillole di una giornata, sul litorale pontino, partendo e tornando in Abruzzo, a 900 metri, dove il caldo non è un problema. Da quel momento si sono espansi a dismisura il mio amore per la montagna, e il mio “odio altalenante” per il mare.

Altalenante, già. Perchè nonostante questo odio, più volte l’anno mi prende una sorta di nostalgia. Come una voglia di sentire il rumore delle onde, di avere tra i capelli il vento salmastro. Quindi mi metto in macchina e vado nei posti intorno a Roma. Qualche volta capita anche d’inverno, quando fa freddo e il mare è perennemente incazzato (e, forse, è il momento in cui il mare mi piace di più in assoluto. Riesce a starmi simpatica anche Ostia, in quei casi). A volte ho anche avuto la fortuna di non essere da solo, e di avere la compagnia di persone a me carissime (e il vederle sorridere guardando il mare con i piedi scalzi sulla battigia è una delle cose più belle che mi ricordi). Ma indipendentemente da tempo, condizioni atmosferiche, compagnia o altro, ogni volta che ci vado mi sento ispirato. Nel bene o nel male. Nella felicità immensa che alcune giornate di questo tipo mi hanno dato, nella tristezza o nella nostalgia del loro ricordo, o più semplicemente nel fermarti sulla sabbia, isolarti dal resto del mondo, e concentrare solo due sensi: il tuo sguardo verso l’orizzonte, e il tuo udito al rumore del vento e delle onde.

Cristoforo Colombo ha detto che “il mare concederà a ogni uomo nuove speranze, come il sonno porta i sogni”.

Al fin della fiera, mi sa tanto che è vero.

(Photo courtesy of photogenres.com)

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Informazioni su brux

Ho 32 anni, ho studiato ingegneria e vivo in uno schifo di città (Roma) invidiata da tante persone. Per tanti anni ho cercato di capire il perchè di questa invidia, e dopo otto mesi vissuti in Germania credo di averlo capito, questo perchè. Adoro i gatti, la montagna, i paesi scandinavi. Ogni tanto strimpello la chitarra, solo ogni tanto e per poco, perchè poi i vicini si incazzano. Sono paranoico e rompicoglioni, ma probabilmente sta riga non l'avete letta perchè siete passati già ad un altro sito...
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